aliceFra le tante esperienze che ho vissuto a contatto con i diversamente abili, la più coinvolgente dal punto di vista emotivo è sicuramente quella del volontariato in ippoterapia.

Fin da quando ero piccola ho concepito la disabilità non come un’incapacità a svolgere determinate funzioni ma semplicemente come un modo diverso per esprimere il proprio sè.  Da sempre nella mia vita mi è stata data la possibilità di rapportarmi quotidianamente e direttamente con il mondo della disabilità, grazie la quale ho potuto sviluppare una certa sensibilità in questo ambito sociale.

Durante gli anni ho maturato quindi un vivo interesse ad occuparmi delle persone diversabili, in primis nell’ambito del volontariato con l’obiettivo principale di contribuire a ridurre il loro status di marginalità e “debolezza” sociale o semplicemente per donare loro un momento di felicità condivisa. Data la mia passione per i cavalli ho deciso di intraprendere un nuovo percorso esperenziale molto coinvolgente e di forte impatto emotivo: il volontariato in ippoterapia.

Ma che cos’è l’ippoterapia?

Comunemente per ippoterapia si intende tutto quel complesso di attività di riabilitazione volte al superamento delle difficoltà insite nella persona disabile con la mediazione e il supporto del cavallo. Per tale motivo, le attività equestri a favore dei disabili hanno una connotazione “terapeutica” nel senso che apportano un benessere psicofisico alla persona, ma non dobbiamo mai dimenticare che la disabilità non è una malattia dal quale guarire, bensì una condizione di vita, uno stato dell’essere, causata da fattori genetici e da menomazioni di tipo funzionale che accompagneranno sempre la vita della persona di cui è affetta.

Sarebbe pertanto riduttivo classificare l’ippoterapia con il termine “terapia” dal punto di vista medico  perché racchiude in sé molteplici aspetti come quello educativo e ludico-ricreativo evitando di concentrarsi troppo su quello puramente clinico del disturbo o del deficit caratterizzante la specifica disabilità della persona. L’obiettivo principe è infatti quello di potenziare le abilità “residue” della persona debole in modo tale che possa utilizzarle anche nella vita di tutti i giorni. Tutto ciò aumenta la consapevolezza delle proprie capacità, sviluppa la fiducia in sé stessi, l’autodeterminazione e di riflesso attenua gradualmente le sue “disabilità” e la sua marginalità sociale.

cavallo ippoterapiaFatta tale premessa , vediamo quali possono essere le attività di volontariato in ippoterapia. L’aspirante volontario può avere l’opportunità di partecipare alla “ripresa” di ippoterapia partendo dalla prima fase del grooming  da cui dipende il benessere del cavallo e attraverso cui si insegna alla persona disabile a prendersi cura di chi in quel momento ha bisogno di lui, spazzolandolo, pettinandolo e anche dandogli da mangiare (il tutto ovviamente supervisionato ed in presenza dell’operatore tecnico). Tale attività rientra nel piano di intervento educativo, in quanto il prendersi cura di un essere vivente aumenta il senso di responsabilità, fa acquisire la presa di coscienza dei propri doveri, oltre che a quella di una serie di regole comportamentali che deve rispettare se non vuole spaventare e nuocere al cavallo.
 
Il volontario di ippoterapia sarà poi di fondamentale aiuto per il lavoro dell’operatore tecnico, coadiuvando le attività svolte a favore del cavaliere debole, conducendo a mano il cavallo correttamente in totale calma e tranquillità ma anche rispondendo alle richieste di supporto pratico fatte dall’operatore, come la messa in sella e la discesa dalla sella.

Queste non sono le uniche attività che si dispiegano per un volontario in ippoterapia. Il supporter potrà essere parte integrante anche della gestione del maneggio: sia da un punto di vista pratico direttamente sul “campo”, fornendo il suo aiuto nella cura quotidiana dei cavalli sia da un punto di vista più organizzativo supportando il lavoro di segreteria, amministrazione, ricerca fondi, organizzazione eventi e feste all’interno dell’associazione in cui opera. 
E’ importante quindi che l’aspirante volontario individui quali siano le sue aspettative e reali competenze in concertazione con l’associazione di riferimento che intende sostenere con il proprio servizio, in modo da capire in quale dei diversi aspetti convogliare il suo impegno e disponibilità (anche temporale) e attraverso cui fornirà il suo preziosissimo aiuto per poter meglio esprimere sé stesso e il suo potenziale.

Il volontariato in ippoterapia vuol dire anche formazione

Chi si avvicina al mondo del volontariato in ippoterapia è perché già ha delle sue predisposizioni a interfacciarsi al mondo della disabilità poiché è mosso da una carica motivazionale molto forte a fare del bene ed aiutare le fasce deboli della società. Tuttavia, seppure necessarie, tali aspirazioni non sono sufficienti per diventare volontari a tutti gli effetti: l’avvicinamento alla piena operatività dovrebbe essere accompagnato da una formazione specifica e completa che fornisca tutte le informazioni e indicazioni tecniche. Nulla deve essere lasciato al caso. Questo è particolarmente vero per il mondo dei cavalli non sempre noto e per le regole di gestione di un maneggio soprattutto per garantire la massima sicurezza sia nei confronti dei disabili che nei propri confronti. E’ vero anche nella relazione e nella gestione delle procedure di interazione e comunicazione con l’utenza: un coinvolgimento che deve inderogabilmente assecondare linee guida alle quali tutto l’intero gruppo di lavoro deve attenersi per non rischiare di cadere in errori di tipo interattivo.

addestramento del cavallo da ippoterapiaNonostante le attività di ippoterapia vengano svolte con cavalli idonei di indole buona e i rischi di incorrere in spiacevoli situazioni sia per il personale tecnico che per l’utente siano ridotti al minimo, non bisogna mai agire con superficialità nell’affrontare questo tipo di attività e avere il pieno rispetto di determinate norme di sicurezza. Può succedere che il cavallo reagisca in modo imprevedibile ad uno stimolo che a noi umani è del tutto impercettibile ma che questo animale, che per sua natura è una preda, può ritenere pericoloso.

Per tale ragione è assolutamente necessario conoscere il mondo degli equini, saper decodificare i loro messaggi e il loro linguaggio, cercando di prevenire ogni possibile situazione di disagio per il cavallo e, laddove, seppur raramente, essa si manifesti, gestire con calma ma al contempo con fermezza un loro stato di ansia. Il volontario di ippoterapia, oltre a saper relazionarsi efficacemente e coerentemente con quanto previsto dall’intero gruppo di lavoro con soggetti che presentano delle debolezze, deve quindi saper interagire empaticamente con il cavallo, cercando di infondere in lui uno stato mentale di tranquillità, esattamente come avviene con persone con disturbi di vario tipo come quelli relazionali, comportamentali o dello sviluppo cognitivo e intellettivo.

Chiunque desideri intraprendere un percorso di volontariato in ippoterapia dovrebbe venire accompagnato nella sua formazione non solo nella gestione tecnica del cavallo e nello scambio relazionale con l’utenza; è fondamentale che l’aspirante volontario venga portato a definire quelli che sono le sue personali aspettative ed obiettivi nella collaborazione all’interno di una organizzazione che presta servizi nei confronti dell’utenza debole. In tal senso la domanda “perchè fare volontariato in ippoterapia” resta un quesito aperto al quale vengono date risposte tra le più disparate che hanno, però, come filo conduttore il tema della responsabilità sociale e del servizio verso il prossimo.

Alice Zilioli
Operatore di Equitazione Integrata® EQUITABILE®